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Otto esposti all’Antitrust contro i venditori di suonerie

Mag 9th, 2008 by Redazione | 0

Otto esposti all'Antitrust contro i venditori di suonerieOtto esposti all’Antitrust firmati da Altroconsumo contro gli abusi di chi vende suonerie. Nella prima inchiesta a largo spettro sui venditori, è risultato che ” su dodici fornitori contattati solo uno ha venduto una singola suoneria. Gli altri undici hanno attivato un abbonamento, con impossibilità per l’utente di stabilire quanto pagherà in totale alla fine, e a chi”. Scarsa trasparenza, quindi, e costi che possono arrivare inattesi al consumatore.

Il sistema è noto ed è stato più volte bacchettato dalle Autorità del settore: arriva un sms che dice: “scarica questa suoneria gratis”. Oppure, si legge su riviste destinate a adolescenti la pubblicità di suonerie, con la parola “gratis” in bell’evidenza. Si chiama il numero reclamizzato o ci si reca a un sito Internet per ricevere la suoneria, che in effetti è gratis. Peccato però che nel contempo si attiva, spesso silenziosamente, un abbonamento, che sottrae al solito 4 euro alla settimana dal credito prepagato dell’utente, senza avvisarlo. La clausola dell’abbonamento è spesso in piccolo, nella pubblicità, o compare solo al momento del download della suonerie; in certi casi non appare affatto. Per un adolescente è facile cadere in inganno e non capire poi come mai il credito prepagato si prosciughi così velocemente.

In tre casi, poi, Altroconsumo ha avuto l’addebito della suoneria senza nemmeno poterla scaricare. “Ancora prima che si riceva la suoneria, o si verifichi che il proprio telefonino risponda ai requisiti tecnici richiesti (poter scaricare file Mp3 o connettersi a internet, per esempio), l’addebito è già in essere”, denuncia Altroconsumo. Nell’inchiesta (pubblicata sul sito di Altroconsumo) ci sono tutti i principali fornitori di suonerie: Jamba, Club Zed, Dada, Zero9, Leo, TopGirl, Dindo, Zig. it e B. Poli (che è risultata la più virtuosa).

Basta fare una ricerca con la parola “suoneria” o “suonerie”, sul motore dell’Antitrust, per scoprire che è un annoso problema, punito come “pubblicità ingannevole”. Tra gli ultimi casi, una multa a Zed Italia (per l’attivazione nascosta di un abbonamento) e a Tim (per aver fatto girare questa pubblicità tramite sms a pioggia). Ad aprile, l’Antitrust ha punito Zero9, sospendendone la pubblicità d’urgenza: prometteva l’invio di 10 Sms gratis e poi attivava, agli aderenti, un abbonamento a un servizio di loghi e suonerie. In questo caso, l’Antitrust è stato molto chiaro nel dipingere i mali del fenomeno: la pubblicità “lascia intendere che sia possibile inviare 10 Sms gratis mentre in realtà propone l’abbonamento a un servizio di suonerie”. È una modalità promozionale non accettabile perché comporta “il rischio di danni per i consumatori, compresi gli adolescenti, tra i principali fruitori di servizi per cellulari, che navigando su Internet possono accedere all’offerta”.

A 24 ore dalla morte di Pavarotti aveva inoltre fatto scandalo l’arrivo di un sms a pioggia di Tim: “I. dea Musica: stai x ricevere il link x scaricare gratis la poli (la suoneria, Ndr.) di Pavarotti&Zucchero-Miserere! Scarica GRATIS e attivi abbonamento I Love Music (4E sett)”. Come si vede, in questo caso veniva citato l’abbonamento, anche se i costi non erano completamente trasparenti.

Quello delle suonerie è un mercato che valeva 250 milioni di euro nel 2006 (secondo il Politecnico di Milano), ma chissà quanti di questi soldi vengono da utenti a tutti gli effetti consapevoli della spesa. Peccato per i fornitori di suonerie, il mercato è in calo: perché- come spiega il Politecnico- i consumatori cominciano a capire che il costo eccessivo e facilmente evitabile (basta trasferire mp3 dal computer al cellulare).

Secondo alcuni addetti al settore, come Emanuele Preda (amministratore di Sms.it), i problemi di questo mercato (la scarsa trasparenza, gli alti costi) sarebbero dovuti a una situazione anomala, che non ha uguali nel resto d’Europa: gli operatori mobili hanno fatto uno sbarramento alla concorrenza, permettendo a poche aziende di vendere suonerie (”un cartello”, dice Preda). Di vero c’è che in Gran Bretagna, dove i fornitori sono centinaia, i prezzi oscillano molto, dai 20 pence alle 5 sterline, mentre in Italia si pagano sempre 2-3 euro.

Fonte: www.repubblica.it

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