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L’Italia frena sull’autostrada digitale in ritardo sulla banda larga

Mar 20th, 2008 by Redazione | 0

L’Italia frena sull’autostrada digitale in ritardo sulla banda largaL’Italia digitale è tre volte in ritardo: sulle reti del presente (Adsl), quelle dell’immediato futuro (Wi-Max) e quelle della prossima generazione (Ngn). La corsa di tutti i paesi industrializzati e di molti di quelli emergenti è quello di far arrivare Internet e tutti i servizi connessi (TV, telefono) in tutte le case e le aziende e con una larghezza di banda (quantità di dati che si possono ricevere e spedire in un secondo) sempre maggiore.

In Italia, come per le strade, le incertezze dei vari stadi di crescita dell’infrastruttura si accumulano in lacune sempre più gravi. La banda larga attuale ha 10 milioni di linee funzionanti non sono un risultato disprezzabile, ma la qualità del servizio varia molto, la copertura è minore rispetto agli altri paesi e gli investimenti rallentano anziché accelerare. La parte di popolazione che ha accesso a questi servizi è dell’93% contro il 98% di quella francese, il 93% della tedesca il 90% degli spagnoli. In termini territoriali il 30% dei comuni italiani non accede all’Adsl, cioè le offerte commerciali più comuni.

Sul banco degli imputati gli investimenti pubblici per colmare i buchi lasciati dal mercato e anche gli esempi virtuosi di reti locali (Siena, Roma, Milano etc.) rimangono scelte isolate che si sovrappongono anziché completare le iniziative private. Iniziative che peraltro non molto vivaci: il rapporto Assinform 2008 dimostra come negli ultimi due anni gli investimenti in infrastrutture tlc hanno segnato un -3,1% e -4,7%. “Ha pesato l’incertezza del quadro regolatorio - spiega Ennio Lucarelli, presidente dell’associazione di Confindustria - e il fallimento del coordinamento pubblico”.

Ha certamente ha pesato anche la difficoltà di Telecom Italia, che nel frattempo ha cambiato gestione e azionisti, è stata al centro di un lungo braccio di ferro sul destino della propria rete presente e futura. I concorrenti sono incapaci, e non interessati, a sopperire al ruolo di guida nel settore. Ora, con l’ultimo piano industriale Telecom ha fatto delle promesse sul miglioramento del servizio: 98,5% della popolazione raggiunta per il 2010, 14 milioni di linee attive e miglioramento dei servizi Dsl esistenti fino a raddoppiare la velocità.

Ma il piano Telecom parla anche di Next generation network, la rete della prossima generazione, in cui la fibra ottica, ora presente solo in alcuni tratti della rete, sostituirà completamenti i fili di rame. Si punta ad raggiungere con queste nuove autostrade il 10% delle abitazioni italiane in tre anni, un obiettivo ambizioso viste le difficoltà di tutta Europa sull’argomento: “Telecom Italia ha un piano di sviluppo dell’Ngn che prevede investimenti per circa 6,5 miliardi di euro nei prossimi dieci anni - spiega Maurizio Decina, professore del Politecnico di Milano - il piano di France Telecom ha le stesse caratteristiche, mentre in Inghilterra si dibatte solo oggi la necessità di un piano per il cablaggio. Deutsche Telekom punta a 8 milioni di abitazioni ma ha un contenzioso regolatorio con l’Ue”.

Proprio su questo punto la politica europea brilla per mancanza di orientamento: in Giappone il governo ha stanziato 50 miliardi di dollari considerato gli effetti positivi sull’intero sistema, negli Usa la nuova rete nascerà dalla concorrenza tra aziende telefoniche e società della Tv via cavo. E in Italia? “Il Pdl non ha coscienza di questi problemi - commenta Decina - il Pd ha messo nel proprio programma l’obiettivo della banda larga, ma si rischia di confondere le piccole iniziative locali con le grandi scelte e i fondi che servono al Paese per dotarsi dell’infrastruttura”.

Le uniche buone notizie arrivano dal mobile: l’anomalia di oltre 1,5 Sim per ogni abitante ha portato consistenti investimenti nelle reti wireless e di farle diventare veicolo di servizi a banda larga (ieri 3 ha annunciato 300 milioni per rafforzare la sua rete al Sud dove non arriva l’Adsl). Il passo successivo sarà il Wi-Max che come i telefonini utilizza l’etere e permette velocità superiori. È la sfida più immediata: siamo gli ultimi partire in Europa, ma quelli che ne possono più trarre beneficio, una buona scorciatoia prima delle grandi decisioni, obbligate, sulla fibra ottica.

Fonte: www.repubblica.it

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