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WiMax, il bando delle polemiche

Nov 6th, 2007 by Redazione | 0

WiMax, il bando delle polemicheNon si spengono le polemiche sul bando WiMax , pubblicato qualche giorno fa e anzi ne nascono nuove: adesso arrivano anche dalle amministrazioni locali. In una singolare tenzone interna alla cosa pubblica, queste ultime contestano le regole di un bando scritto dal Ministero delle Comunicazioni.

Il punto è che questa promettente tecnologia banda larga senza fili è stata attesa per due anni, da vari soggetti, pubblici e privati; e ora che finalmente sta per essere lanciata si scontra con le aspettative di molti. Ognuno aveva fatto piani per utilizzarla ai propri scopi. “Noi avremmo voluto usare il WiMax per creare una rete cittadina a Genova, con servizi pubblici innovativi”, spiega a Repubblica.it Francesco Bollorino, consulente del Comune di Genova per il progetto Città Digitale. Il problema? “Per realizzare il nostro sogno saremmo costretti a concorrere con gli operatori, nell’asta prevista dal bando, per ottenere una licenza WiMax”, spiega Bollorino. “E con le risorse finanziarie di una pubblica amministrazione è cosa molto improbabile riuscire nell’intento. Tra l’altro non c’è nemmeno una licenza che vada bene per noi. Le licenze all’asta sono regionali o riguardano più regioni accorpate. Non ce ne sono per singole province”.

Insomma, quello che Genova avrebbe voluto- e che nel bando non è previsto- “è una corsia preferenziale, riservata alle pubbliche amministrazioni, per l’accesso alle frequenze e alle licenze WiMax”, dice Bollorino.

Anche l’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom), in una delibera che tracciava le linee guida per il bando WiMax, aveva proposto di riservare alcune frequenze alla Pubblica amministrazione. Il tutto non è stato recepito esplicitamente dal bando, però; “le PA, per progetti di reti comunicali WiMax, dovranno accordarsi con gli operatori che si aggiudicheranno le licenze”, spiegano dal Ministero delle Comunicazioni a Repubblica.it . “Se avessimo dato una corsia preferenziale alle PA- aggiungono- avremmo depotenziato il valore del bando, sostituendoci all’iniziativa privata”. Tuttavia, “dopo 30 mesi dall’assegnazione delle licenze, il Ministero prevede di lanciare un programma per il cittadino, con le frequenze WiMax. Anche se non l’ha scritto in modo esplicito nel bando e i dettagli sono ancora da definire”.

Ma perché proprio il WiMax sarebbe così utile per i progetti di cittadinanza digitale? Già adesso ci sono reti cittadine (a Bologna, Milano, Roma, per esempio) che sfruttano tecnologie wireless basate su frequenze libere (per le quali non è necessaria licenza) come il WiFi e l’Hiperlan. “Già, e il nostro progetto Città Digitale comunque andrà avanti sfruttando queste tecnologie”, dice Bollorino. “Ma solo con il WiMax potremmo realizzare le cose più innovative e utili che abbiamo in mente. E che vanno oltre il semplice accesso a internet dato a turisti e cittadini in piazza, per il quale basta il WiFi”. Il punto è che il WiMax, operando su frequenze protette perché licenziate ed essendo uno standard più recente rispetto al WiFi, è più affidabile e dà prestazioni migliori. È quindi adatto a servizi delicati, di pubblica utilità, “per esempio l’accesso all’anagrafe, il collegamento a scuole, alla sanità, allo sportello per le imprese. Oppure per offrire servizi di tele assistenza agli anziani, di infomobilità, di video sorveglianza del territorio”, spiega Bollorino.

Immaginiamo per esempio un servizio di comunicazione che colleghi in tempo reale la casa dell’anziano teleassistito alle autoambulanze e al pronto soccorso, via rete WiMax, così che ci possa essere un intervento tempestivo in caso di emergenza. “Sarebbe assurdo affidare una comunicazione così delicata a una rete WiFi, a rischio di interferenze perché su frequenze non licenziate e quindi condivise da altri servizi. Serve il WiMax, una rete dedicata”, ribadisce Bollorino. Ma sono idee che dovranno essere rimandate a tempi migliori, perché per ora le priorità del Ministero sono di vendere le licenze WiMax e promuovere l’iniziativa privata. Quella pubblica viene dopo.

Fonte: www.repubblica.it

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